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A partire dal 2006 l’Osservatorio sulle povertà della Caritas diocesana cura un "Rapporto annuale sulle attività" dei due centri di ascolto Porta Aperta di Carpi e Mirandola, per una lettura tempestiva dei dati relativi all’anno precedente. A partire dal 2009 intende promuovere l’Osservatorio Sociale Diocesano, per una lettura ed una analisi dei dati relativi alle attività “sociali” di tutta la Diocesi.

Dati Osservatorio sulle Povertà 2008

Rapporto attività 2008 Scarica il rapporto completo in formato pdf

Il 2008 è un anno particolare, un anno nel quale ha inizio una crisi economica mondiale di proporzioni enormi e la cui durata, è ormai certo, si protrarrà sicuramente per tutto l’anno in corso e con tutta probabilità anche nei prossimi anni.
I centri di ascolto di Carpi e Mirandola - gestiti dalle rispettive associazioni “Porta Aperta” - sono da anni un termometro molto sensibile delle povertà presenti nel territorio carpigiano ed anche quest’anno hanno rilevato una crescita sostenuta dei bisogni, cui tentano di dare alcune risposte.

1.343 le persone e le famiglie che hanno trovato, nei due centri, ascolto, accoglienza, aiuti concreti e soprattutto un affiancamento per essere aiutati ad orientarsi in un momento difficile della loro vita. Il 15-16% in più rispetto all’anno precedente che pure, a Carpi, aveva già segnato un più 20% rispetto al 2006.
E’ aumentato proporzionalmente il numero di colloqui effettuati: il 18% in più a Carpi e addirittura un 26% in più a Mirandola.
I nuovi arrivi costituiscono oltre il 40% in entrambi i centri e a Carpi superano il 45%. Questo dato conferma la “vocazione” dei centri di ascolto come luogo di primo ascolto e di prima accoglienza per italiani e stranieri che “approdano”nelle due città. Un dato interessante è costituito dal permanere di una forte immigrazione dal Meridione: a Carpi la Provenienza è soprattutto dalla Campania mentre a Mirandola questa regione è affiancata dalla Puglia.
Oltre che dal Meridione, molti, italiani e stranieri, provengono dalle diocesi vicine (Modena, Reggio e Mantova). Sono residenti o domiciliati in comuni che non fanno parte della Diocesi, in una percentuale che va dal 16-17% di Mirandola al 35% di Carpi.
Aumenta la richiesta di alimenti, aumenta la sempre più drammatica ricerca di un lavoro, aumentano le richieste di aiuti economici, aumenta, soprattutto, la richiesta di alloggi a prezzi contenuti.
Se si escludono coloro che pagano il mutuo, la percentuale di coloro che possono contare su una vera casa di proprietà è pari all’1% di coloro che si rivolgono ai due centri di ascolto.
La casa (l’appartamento) costituisce per tutti la principale voce di spesa: l’affitto o la rata del mutuo, le spese condominiali, le spese di ristrutturazione e le utenze sono voci che, sommate, portano a cifre che non sono in alcun modo sostenibili da molte famiglie che vivono nella nostra Diocesi.
Se i centri di ascolto possono tentare di aumentare le risposte ai tanti bisogni presentati, quello relativo alla casa è un bisogno che può essere toccato in maniera solo molto limitata. Come sosteniamo da anni sono altri i soggetti che devono intervenire. Lo diciamo forte e chiaro anche oggi: la casa “popolare”, la casa a prezzi contenuti è e deve essere una priorità per Comuni e Fondazioni, gli unici enti in grado di incidere in modo significativo sull’offerta di alloggi a prezzi contenuti, di mettere in atto progetti di “social housing”, di case a prezzi che siano sostenibili da parte delle tante famiglie monoreddito o con redditi insufficienti a pagare affitti e mutui “normali”.
La presentazione dei dati dell’Osservatorio sulle povertà vuole essere una rinnovata occasione per sollecitare Comuni e Fondazioni, in particolar modo quelle di Carpi, ad investire in “case sociali” come la principale priorità oggi esistente.
Il Comune, in particolar modo, deve poter mettere questo obiettivo come quello prioritario da perseguire nella prossima legislatura. I fondi debbono e possono essere reperiti anche in sede europea, nazionale e regionale. La progettazione può essere allargata anche a soggetti privati e del terzo settore. Si può e si deve utilizzare soprattutto il patrimonio già costruito, tramite acquisizioni e ristrutturazioni, per non aumentare ancora la cementificazione del territorio, consentita senza apprezzabili benefici “sociali” dall’ultimo PRG.
I dati in continua crescita di Recuperandia confermano l’importanza di questo centro e delle risposte concrete che offre, di fronte al problema sempre più gravoso di reperire vestiti, mobili, biciclette da parte di tante persone e famiglie che non riuscirebbero a procurarseli nel normale circuito commerciale.
La rilevanza “sociale” del progetto è ben riassunta anche da alcuni semplici dati:

  • 50 sono i volontari che vi prestano il loro servizio;
  • 6 le persone con difficoltà di varia natura, seguite dai servizi sociali, inserite attraverso lo strumento delle “borse lavoro”;
  • 6 i ragazzi sospesi dalle scuole superiori di Carpi ai quali Recuperandia offre un luogo ed un tempo di “ripensamento”.


L’altro importantissimo servizio di questo centro è quello relativo all’impegno educativo nei confronti delle scuole, delle nuove generazioni. Mai come oggi risulta importante educare i bambini ed i ragazzi ad utilizzare gli oggetti fino al loro consumo finale, a riutilizzare oggetti usati, a riparare oggetti che possono ancora funzionare ed essere utilizzati da qualcuno.

 

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