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A partire dal 2006 l’Osservatorio sulle povertà della Caritas diocesana cura un "Rapporto annuale sulle attività" dei due centri di ascolto Porta Aperta di Carpi e Mirandola, per una lettura tempestiva dei dati relativi all’anno precedente. A partire dal 2009 intende promuovere l’Osservatorio Sociale Diocesano, per una lettura ed una analisi dei dati relativi alle attività “sociali” di tutta la Diocesi.

Dati Osservatorio sulle Povertà 2009

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Sono state 1.612 le persone, le famiglie che si sono rivolte nel 2009 ai due centri di ascolto diocesani: il 20% in più rispetto al 2008, anno che aveva registrato un incremento del 15% rispetto al 2007, anno che a sua volta, a Carpi, aveva segnato un + 20% sul 2006.

Carpi, con 954 persone/famiglie, registra il suo massimo storico di sempre, nei suoi 21 anni di attività a favore dei poveri. Purtroppo non sono dati rassicuranti, ma speriamo testimonino la capacità dei due centri di offrire risposte concrete e soprattutto ascolto e accoglienza, che sono le funzioni principali dei centri di ascolto Caritas. P

Più di 8.200 colloqui, suddivisi equamente tra i due centri, anche se con caratteristiche diverse: a Carpi i colloqui sono “spalmati” su 4 mattine e 4 pomeriggi ogni settimana, mentre a Mirandola sono “concentrati” nelle 3 mattine di apertura del centro. A Carpi si tratta sempre di veri e propri colloqui, mentre a Mirandola spesso consistono in semplici “contatti”, mentre si viene a ritirare la sporta alimentare.

I nuovi arrivi - le persone e le famiglie che non si erano mai presentate prima ai centri di ascolto – sono anche quest’anno molto consistenti, pari al 40% del totale a Mirandola mentre a Carpi sono addirittura il 45% di tutti coloro che si sono rivolti al centro.

Gli italiani a Carpi, anche se continuano ad essere oltre il 30% del totale, sono in leggera diminuzione percentuale, mentre a Mirandola raggiungono per la prima volta nel 2009 la soglia del 24%. Il forte incremento di italiani anche solo rispetto ad alcuni anni fa, porta Mirandola sempre più vicino a Carpi, sotto questo aspetto. I due centri sono importanti e consolidati punti di riferimento per tutta la popolazione del territorio.

Marocco, Tunisia e paesi dell’est Europa continuano ad essere i paesi di provenienza principali seguiti, a Mirandola, da Nigeria e Brasile mentre a Carpi sono Pakistan e Turchia gli altri due paesi con numeri importanti.

Sono sempre meno le persone che hanno un contratto di lavoro a tempo indeterminato e non stupisce che i centri di ascolto siano una “meta” quasi naturale per disoccupati, persone in cerca di lavoro e persone che non hanno una situazione lavorativa stabile. Uno dei servizi offerti infatti, oltre all’ascolto, agli alimenti e ad altri aiuti concreti in momenti di difficoltà, il centro di ascolto offre anche un servizio di “aiuto nella ricerca di un lavoro” e tenta di mettere in comunicazione alcune offerte di lavoro con le tante domande. I

n merito al livello di istruzione il dato più sconcertante è quello della presenza di un 6,5% di laureati tra coloro che si rivolgono per la prima volta al centro di Carpi. Anche un alto livello di istruzione ormai non protegge più dal rischio povertà!

Oltre 10.500 sporte alimentari distribuite costituiscono un altro dato record per i due centri, che hanno assistito ad un aumento costante in tutti questi anni, particolarmente a Carpi, dove sono quasi raddoppiate rispetto a soli due anni fa, raggiungendo il numero di 6.743 sporte alimentari distribuite.

I dati di Recuperandia, così come quelli del “magazzino” di Mirandola, offrono altri interessanti dati: sul versante del “bisogno”, riferito alla possibilità di accedere - gratuitamente o a prezzi accessibili - ad oggetti utili come vestiti, mobili, biciclette… ma anche in merito alla diffusione di una “cultura” del riutilizzo, della riparazione, del riciclo, dell’utilizzo di cose usate. A Recuperandia, in particolare, continua l’attività educativa in tal senso, che raggiunge ogni anno centinaia e centinaia di bambini e ragazzi.

L’associazione Porta Aperta di Carpi, a partire dal mese di ottobre 2009 ha proposto un nuovo servizio di doposcuola, un servizio rivolto a bambini delle elementari ed a ragazzi delle medie, un servizio di cui molte famiglie straniere sentivano un grande bisogno, al punto che si sono quasi subito esauriti i 24 posti totali disponibili, 12 per le elementari e 12 per le medie.

L’abitazione, la casa, continua ad essere il problema più grave e costituisce sicuramente una delle cause principali all’interno del processo di impoverimento di una famiglia. Se 10 anni fa le famiglie proprietarie di casa che si rivolgevano ai centri di ascolto erano inferiori al 3% oggi raggiungono il 10%. Il possesso dell’abitazione è sempre meno un indicatore di assenza di povertà. La casa (affitti, mutui, utenze, manutenzioni, assicurazioni…) è diventata sempre di più una voce di spesa insostenibile da parte di molte famiglie, se non al prezzo di rinunciare a tutta una serie di spese che, pur non essendo necessarie – non allo stesso livello della casa, del cibo o del vestiario – vengono in realtà percepite come tali e pertanto non vi si rinuncia.

Lo zoccolo duro di spese necessarie, da un lato, e la parte di reddito che viene destinata a spese non necessarie dall’altro, hanno portato molte famiglie ad indebitarsi. Un indebitamento sempre più “gravoso” fatto di mutui, fatti di prestiti di vario tipo, di varia natura, contratti nei confronti di diversi soggetti… un indebitamento reso molto facile da ottenere ma che risulta sempre più difficile - ed in alcuni casi praticamente impossibile – restituire.

Quello del “sovraindebitamento” è un fenomeno sociale sempre più presente e pervasivo, sul quale occorre lavorare tanto e da parte di tanti soggetti, soprattutto quelli che hanno responsabilità educative. Accanto ad una sempre necessaria “cultura” della solidarietà e del dono, aspetti imprescindibili per chi si professa cristiano, è urgente oggi promuovere, a tutti i livelli, anche una cultura della sobrietà e della rinuncia alle spese non necessarie, alle spese che non è realisticamente possibile sostenere coi propri redditi.

Stefano Facchini

 

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